Perché Mosaicoon è fallita, perché era prevedibile e perché non è colpa né di Facebook né di Google.

Oggi si fa presto a dare la colpa alle multinazionali. Ma Mosaicoon non è fallita per colpa loro. Mosaicoon è fallita per colpa delle sue scelte. E se avrai la pazienza di continuare a leggere, scoprirai perché.

Oggi si fa presto a dare la colpa alle multinazionali. Sembra essere diventato uno sport. Quando qualcosa non va, è colpa di Google, Facebook, Apple, Amazon e Microsoft.

Ma Mosaicoon non è fallita per colpa loro. Mosaicoon è fallita per colpa di alcune sue scelte. E se avrai la pazienza di continuare a leggere, scoprirai perché.

Se dovessimo individuare un solo motivo per cui Mosaicoon è fallita, potremmo dire che è fallita semplicemente perché era un’agenzia di marketing che non sapeva fare marketing.

Si, sembra una frase molto arrogante, ma ecco perché risulta evidente.

Giusto per levarci subito il dente: Mosaicoon non era concorrente né di Google, né di Facebook, né di Apple, né di Amazon, né di Microsoft (non a caso era già stata nominata “Facebook Marketing Partner” per il Video Content Marketing).

Sembra brutto da dire, ma è così.

Mosaicoon non sapeva fare marketing per sé stessa, non sapeva gestire la propria cassa aziendale, e vendeva un prodotto sbagliato, senza un reale mercato.

Mosaicoon è fallita per avere violato le leggi del posizionamento, le leggi del marketing, ed è fallita per aver violato le leggi del management.

E se avesse mantenuto l’idea originale, se avesse portato avanti la sua missione con un prodotto reale, con tutti gli accorgimenti e aggiustamenti del caso, avrebbe potuto essere partner di ognuno di questi giganti, o addirittura un loro fornitore

Perché Mosaicoon è fallita?

Secondo una statistica di Forbes, le aziende falliscono per 20 ragioni, fondamentalmente. Di queste, Mosaicoon ne ha condivise almeno 7, che andremo a vedere insieme.

Non pretendo di avere la verità in tasca, quindi cercherò di limitarmi alle evidenze.

Primo fra tutti: assenza di una reale identità sul mercato.

Ovvero, l’assenza di ciò che gli esperti definiscono “Posizionamento di Marca“.

Se non sai cosa è il Posizionamento, per farla breve: è il motivo per cui un consumatore preferisce una marca piuttosto che un’altra. E’ il perché la gente compra Coca-Cola invece di Pepsi, e viceversa.

Posizionamento significa avere un cavallo con cui scendere in battaglia nella guerra del mercato.

Significa avere un messaggio chiaro e unico, da comunicare al tuo potenziale cliente.

Significa essere sinonimo, nella testa di un cliente, di una parola. Ad esempio:

  • Vileda è sinonimo di mocio.
  • Nescafè, di caffè solubile.
  • Nespresso, di caffè in capsule.
  • Lavazza, di caffè espresso.
  • Ace, di candeggina.

Il posizionamento è il motivo per cui il cliente è spinto a scegliere te, anziché uno qualunque fra i tuoi concorrenti.

L’ideatore di Mosaicoon non ha mai compreso quale potesse essere il suo posizionamento, nella testa del potenziale cliente. Mosaicoon non è mai stato sinonimo di nessun concetto o parola in particolare.

Insomma, aveva la possibilità di trovare un ruolo sul mercato alla sua azienda, ma non si è mai preoccupato di farlo. Cosa significa avere un posizionamento?

Qual era il posizionamento di Mosaicoon?

Sappiamo tutti cosa vogliano dire marchi come Ferrari, Enel, Tim, Prada, Q8, Nutella, Armani, Assicurazioni Generali, Costa Crociere. Ad ognuno di questi marchi puoi associare un’immagine.

Ad ognuno di loro, corrisponde un “prodotto”, nella tua testa. Ognuno di questi marchi è sinonimo di qualcosa per cui pagheresti in denaro.

Cosa significa invece Mosaicoon? Probabilmente nulla, per te.

Qual era il suo slogan, la frase da ripetere a martello in ogni pubblicità, per entrare nella testa del cliente?

Prendi ad esempio marche che già conosci:

  • Geox, la scarpa che respira
  • Dash, più bianco non si può
  • De Beers, un diamante è per sempre.
  • Apple, Think Different.
  • Nike, Just do It.
  • Trump, Make America Great Again.
  • Obama, Yes We Can.

Qual era il motto di Mosaicoon? Niente di memorabile.

Qual era l’immagine unica che lo contraddistingueva, il suo logo, il suo visual hammer, per renderlo riconoscibile agli occhi del potenziale cliente, fra mille immagini?

  • Apple ha una mela morsicata.
  • Virgin ha il suo fondatore, Richard Branson.
  • Nike ha il suo baffo.
  • Mercedes la sua stellina a tre punte.
  • Audi, i suoi 4 cerchi.
  • Tesla, il suo fondatore, Elon Musk.
  • Coca-Cola, la sua bottiglietta caratteristica.
  • Louboutin, la mitica suola rossa.

Mosaicoon, invece? Qual è l’immagine che si poteva associare esclusivamente a Mosaicoon? Niente, nulla.

Il punto è che Mosaicoon non era una “presenza” di marketing reale.

Era solo il nome di un’azienda.

Se ti chiedessi come si chiama il suo fondatore, non lo sapresti. Se ti chiedessi di disegnare il suo logo, sbaglieresti la forma o i colori.

Cosa rappresenta il suo logo? Nulla!

Ogni grande azienda dovrebbe avere un marchio memorabile, un’immagine che la rappresenti e che sia immediatamente associabile al marchio stesso.

Che si tratti di un disegno, o del bel faccino del fondatore stesso.

Ma soprattutto, qual era il messaggio di Mosaicoon?

Mosaicoon di base, tolta tutta la scenografia e il fumo mediatico, non era altro che un’agenzia di marketing, focalizzata sulle campagne di “video marketing”.

Fantastico. Se si fosse mantenuta su quello, ovvero fare video marketing, sarebbe stato fantastico.

Mosaicoon poteva essere sinonimo di video marketing. Di promozione pubblicitaria tramite video.

Ma purtroppo, non sarebbe bastato.

Anche quando hai trovato il tuo posizionamento, gli errori che puoi fare sono tanti. E Mosaicoon li ha fatti, quasi tutti.

Quindi, secondo errore: promessa inconsistente.

Mosaicoon si presenta sul mercato come agenzia focalizzata «sullo sviluppo di campagne virali on-line, dalla fase di produzione passando per la distribuzione fino ad arrivare al monitoraggio finale».

Che poi è esattamente ciò che fa un’agenzia di web marketing.

Perché è un errore?

Perché sebbene le “campagne virali” possano presentare dei tratti comuni fra loro, per loro stessa definizione sono video che si diffondono a macchia d’olio in maniera INCONTROLLATA e INCONTROLLABILE.

E, a fini marketing, la loro valenza è pressoché nulla, salvo rarissimi casi. Girano tante leggende sui video “virali”. Tanta fuffa creativa. Ma sono tutte sciocchezze.

Se fosse possibile determinare a priori la viralità di un video, di un articolo, di una intera campagna di marketing sul Web, non ci troveremmo di fronte un video virale, per definizione stessa.

Se fossero regole standardizzabili, saremmo pieni di video virali efficaci che pubblicizzano un prodotto o un servizio.

Pensa agli ultimi video diventati virali su internet. Ricordi il messaggio in essi contenuto? Ricordi il prodotto che veniva pubblicizzato?

No, perché dei video virali si ricorda la forma, la storia, il contenuto, non il prodotto.

Basta poi dare un’occhiata al loro canale YouTube,o alla loro Pagina dei Video su Facebook, per notare come questi “video virali” non siano affatto virali, almeno per quanto riguarda le visualizzazioni.

Tolte rare eccezioni, come il video di Poste Italiane, i video hanno tutti meno di 1000 visualizzazioni:  troppo poco per definire “virale” un video su YouTube o su Facebook. E’ più virale un video di Marco Montemagno, a confronto.

Anche il loro primo video, quello creato per l’azienda Relativity, non sembra mai aver raggiunto la “viralità” per come la si intendeva sul web già in quegli anni.

Quel video raggiunse le 500.000 interazioni, con circa 230.000 visualizzazioni.

Lo stesso video, rifatto dalla Purple Feather un paio d’anni dopo, oggi vanta 27 milioni di visualizzazioni.

Purple Feather ha battuto Mosaicoon 117-0, visto che il loro video in meno anni è stato visto da un pubblico 117 volte più grande.

Basta guardare e confrontare i due video per comprendere le differenza sostanziali tra un tentativo di video virale, e un video virale riuscito.

Viralità è una promessa difficile da mantenere per chiunque, se non fai video musicali su base Reggaeton (pensa a Despacito).

Terzo errore: Prodotto sbagliato.

Ovvero, video con messaggi già pronti. Si, è vero che hanno tra le loro case history grossi nomi come X Factor, Nespresso, Samsung, Vileda, Seat, Kartell, Algida, Vodafone Italia, i trailer dei film Thor 2, I 2 soliti idioti, On the Road, Miele e tanti altri.

Ma è anche vero che non era quello il loro core business. Queste collaborazioni gli hanno portato fama nel tempo, con continui articoli su riviste e quotidiani popolari come GQ, Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, premi e denaro, ma non basta. Non è bastato a capitalizzare.

La visibilità non è una moneta che riempie il conto in banca aziendale. Non puoi pagare i dipendenti in visibilità, né i fornitori.

Tutto ciò è il minimo indispensabile per un’azienda di marketing.

Possiamo elencare decine di agenzie di marketing italiane che hanno lavorato con gli stessi nomi, vinto gli stessi premi, e che oggi fanno la fame o hanno chiuso.

A parte la definizione di “video virale”, anche il prodotto di per sé era sbagliato.

Avrebbe avuto senso vendere video focalizzati e costruiti unicamente basandosi sul messaggio aziendale di ogni singolo cliente.

Cosa vendeva invece Mosaicoon? Video “pre-cotti”, surgelati e pronti da scaldare, al massimo “personalizzati” con il tuo logo.

Se hai mai letto qualcosa di Al Ries o Jack Trout, padri del Brand Positioning, del posizionamento di marca, saprai che il primo concetto alla base del marketing è saper comunicare un messaggio unico, che nessun altro concorrente potrebbe copiare, per occupare un solo concetto, una sola immagine nella testa del cliente, in maniera unica e inimitabile.

  • Ad esempio, se sei di Roma, sai che Pompi significa Tiramisù.
  • Nutella è la crema spalmabile al cioccolato.
  • Kinder Sorpresa è l’ovetto al cioccolato con giochino.

Ognuno di loro, per pubblicizzarsi, dovrebbe mostrare un video strettamente legato al suo prodotto.

Come si può anche solo pensare che uno stesso video possa essere usato per rappresentare in pubblicità Pompi, o la Nutella, o l’Ovetto Kinder, semplicemente cambiando il brand che compare?

Certo, sono tutti alimenti, merende, dolci, ma se fosse possibile pubblicizzarle semplicemente sbattendo il loro logo sul primo video che trovi, dove starebbe la loro idea differenziante?

Perché non potresti vendere la crema spalmabile Novi semplicemente copiando lo spot della Nutella e cambiandogli logo? Perché sarebbe stupido.

Potresti usare un video della Volvo per pubblicizzare una BMW, semplicemente dicendo “BMW” alla fine, anziché “Volvo”? No, non potresti.

Basta guardare sulla loro pagina Facebook, per comprendere quanto tutto ciò sia semplicemente sbagliato. Ecco un esempio.

Questo è un video pre-confezionato che potresti usare, a detta loro, per vendere un tuo prodotto/servizio/attività nel settore “food” o anche nel settore “travel”.

Ma quale sarebbe il messaggio unico che trasmette? “La qualità è il nostro ingrediente segreto?”.

Sarebbe un messaggio unico?

Chiunque potrebbe dirlo. In qualunque settore. E la qualità, come direbbe anche Frank Merenda, o lo stesso Ries, non è un’idea differenziante.

E nessuno vorrebbe dire il contrario, del resto.

Per giunta, un’azienda che usa un video che potrebbe valere sia nel settore della ristorazione, che in quello dei viaggi, che posizionamento potrebbe avere di unico?

“Vieni in vacanza qui che si mangia bene”?

Conosci un ristorante che al contrario direbbe “vieni da noi perché il nostro cibo non è di qualità”? o “Vieni in vacanza qui che si mangia male”?

In pratica da loro potevi comprare un video che dice: “da noi si mangia bene”. Ottimo. Grande!

Mi spiace, ma questo non è marketing.

In più, una multinazionale può certo permettersi di sprecare denaro in una campagna marketing che non funziona. Una piccola impresa, no.

Se spendi soldi e la campagna fallisce, chiudi la saracinesca e dichiari fallimento.

Uno spot con tizi che saltano sul letto, per “Banca Intesa San Paolo”, può portare tanti like ma poche vendite, e va bene.

Se usi gli stessi tizi per pubblicizzare la tua pasticceria, chiudi al termine della campagna “virale”.

Usare un video prefabbricato è inutile e impersonale. Tutto il tuo materiale di marketing deve raccontare una storia unica, valida solo per la tua azienda. Non interscambiabile con altre aziende.

Quarto errore: Perdita di focus, e ridefinizione delle strategie di posizionamento.

L’agenzia, nel 2015, dopo soli 5 anni dall’apertura, e pur essendo ancora in perdita, decide di espandersi.

Da agenzia di comunicazione, decide di diventare una Tech Company.

Questo è un errore che fanno tutte le aziende che poi falliscono. Prima ancora di aver acquisito una posizione dominante in un mercato ristretto, prima ancora di aver ottenuto effettivamente utili da quel mercato, l’azienda decide di espandersi.

È profondamente sbagliato.

Perché significa andare a spendere una montagna di denaro che non è tuo e che di fatto non possiedi (visto che non produci utili e visto che vivi di soldi investiti da altri) in un settore che non conosci, in un mercato già dominato da grossi concorrenti come Facebook e Google.

È la prima causa di fallimento per le grandi aziende, la perdita di focus, figuriamoci per le piccole.

Quinto errore: non aver saputo “ammaestrare” i numeri.

10 anni di attività, 20 milioni di fatturato, 100 dipendenti, 7 sedi: Singapore, Nuova Delhi, Seoul, Londra, Milano, Roma e Isola delle Femmine (Palermo). Sembrano numeri importanti, ma guardiamoli meglio.

Questi numeri comunicano che Mosaicoon fatturava 2 milioni all’anno, di media, in totale.

Significa che Mosaicoon fatturava 167 mila euro, in media, ogni mese. E con quelli, doveva pagarci le spese di 7 sedi, gli investimenti in marketing e pubblicità, e gli stipendi di 100 impiegati.

Scendendo più nel dettaglio, ogni sede fatturava, in media, meno di 24 mila euro al mese.

Ancora meglio, possiamo dire che ogni impiegato generava per l’azienda 1700 euro al mese di fatturato.

Cifra che non basta nemmeno a pagare lo stipendio più contributi più relative spese gestionali di un singolo impiegato part-time, figurati per mandare avanti un’azienda, con 7 sedi nel mondo e con infrastrutture online e offline importanti.

Considerando il costo mensile di ogni sede, e di ogni impiegato, è chiaro come Mosaicoon non producesse utili, e non avrebbe potuto farlo per molti anni ancora.

Basta leggere i bilanci che altri siti hanno condiviso online, per avere la conferma.

Se sei un’azienda quotata in Borsa come Amazon, o come Tesla, puoi permetterti di spendere milioni, sperando un giorno di fare utili,  ma solo finché c’è qualcuno che crede in te e butta dentro soldi per le tue azioni.

Ma se puoi contare solo su finanziamenti pubblici e privati, e prestiti bancari, da persone che investono non solo nella tua Startup ma in decine di altre, prima o poi, il momento in cui chi ti foraggia si stanca, e stacca la spina, arriva per tutti.

E arriva quando ti viene chiesto, dopo 8 anni, un minimo di ritorno sull’investimento o, almeno, di rientrare dalle spese.

In Borsa con le azioni si gioca, e si vince o perde. Quando vivi di finanziamenti e investimenti, o produci risultati per attirare nuovi investitori e finanziatori, prima o poi staccano la spina anche i vecchi.

Per loro sei solo una scommessa persa fra tante.

Come conferma lo stesso Parodi in una sua intervista ad AGI:

“Chiudiamo perché abbiamo provato a fare un aumento di capitale per crescere e non ci hanno dato fiducia.”

Senza contare quanto è stato speso per realizzare la sede a Isola delle Femmine.

Anziché investire per generare profitti e utili, e un ritorno in denaro per i loro investitori, anziché far vedere a chi aveva creduto nel loro progetto, che il progetto era davvero valido, hanno preferito spendere una valanga di denaro per realizzare una “Silicon Valley” in Sicilia, a casa loro.

Parliamo di una struttura di 4 mila metri quadrati, un palazzo di vetro futuristico su più piani, con 10 mila metri quadrati di giardino, con palestra e nursery, arredamenti “Lago”, aree relax, e perfino un orto aziendale.

Si, è necessario, nel lungo periodo, contribuire all’immagine dell’azienda anche a partire dalla sede, ma non puoi spendere milioni di euro nei primi anni solo per la sede. Svuoti la cassa per immobilizzare denaro, che non puoi più spendere altrove.

Google, Amazon, Apple, HP, Mattel, Disney, Harley Davidson, Lotus, sono tutti partiti da un piccolo garage, da un magazzino.

La prima cosa che hanno fatto Bill Gates e Steve Jobs, quando hanno avviato l’attività, è stato cercare clienti. Non i finanziatori, non una bella sede, ma i clienti!

Una startup è valida se sa generare e soddisfare clienti reali. Non l’ego di chi ci lavora dentro, o degli investitori.

Sprecare soldi per costruire una sede di rappresentanza sontuosa, soprattutto quando sono soldi degli investitori, e non tuoi, non è mai una buona idea. Significa togliere soldi al tuo marketing, soldi allo sviluppo dei tuoi asset operativi, dei beni strumentali, solo per congelarli per sempre all’interno di 4 mura.

Uno degli errori più frequenti nelle Startup gestite da giovani è investire tantissimo per avere una sede chic e tanti impiegati: si cerca anche di assumere qualche amico e parente in difficoltà, tanto per dargli uno stipendio con cui campare la famiglia.

Di per sé non sembra sbagliato, ma investire in questo modo riduce semplicemente la disponibilità di cassa che andrebbe meglio spesa in test sul mercato, sul marketing e sullo sviluppo del prodotto.

Anche il sito www.plavid.com, piattaforma pubblicitaria di Mosaicoon, concepita come fulcro della monetizzazione del progetto, non è mai partito realmente.

Plavid è online da anni, ma i flussi di utenza erano veramente bassi:

Tanto da essere praticamente sconosciuta ai più. Altri soldi sprecati, che sarebbe stato meglio investire nello sviluppo di un prodotto di punta.

Sesto errore: mancanza di un team affiatato.

E’ risaputo: il clima in azienda non era dei migliori. Liti continua, disarmonia, disorganizzazione. I dipendenti più validi, con il passare del tempo, hanno ricevuto offerte più allettanti o sono semplicemente andati via, con tutte le conseguenze del caso.

Il team, quando fai impresa, è fondamentale.

Come dice l’imprenditore multimilionario Marcus Lemonis, prima vengono le persone, poi le procedure aziendali, poi il prodotto.

Ultimo errore: location sbagliata.

Isola delle Femmine è un piccolo comune, una località balneare, in provincia di Palermo. La Sicilia è una località turistica. Vuoi o non vuoi, è questa la percezione che hanno all’Estero di questa Regione. Non è la verità, ma è ciò che si pensa della Sicilia.

Sono finiti i tempi in cui Catania era conosciuta come la Milano del Sud (anni ’60-’70).

La Regione dovrebbe promuovere la Sicilia come meta di vacanze, e attrarre turisti a profusione. Tanti investitori sarebbero disposti ad investire in Sicilia per strutture ricettive.

Nessun investitore di esperienza crederebbe invece nella “Silicon Valley all’Arancia”.

La location è parte integrante del marketing. La Sicilia non è famosa né per le società ad alta innovazione o tecnologia, né per essere un ambiente particolarmente favorevole allo sviluppo innovativo.

Una località balneare non potrebbe mai essere credibile come sede di una società innovativa, di un’azienda Hi-Tech.

In America, la Sicilia è conosciuta solo perché lì sono stati ambientati i film di Mafia più famosi.

Se non fosse per la trilogia di film de “Il Padrino” di Ford Coppola con Marlon Brando, sarebbe sconosciuta in USA, al pari della Sardegna.

“Isola delle Femmine” non potrebbe mai essere associata, nella testa di un investitore, ad un ambiente dove un’azienda tecnologica possa prosperare realmente.

Bisogna tenere in mente che esiste un orribile stereotipo sulla Sicilia, vista ancora oggi nel mondo come “terra di mafia”.

Se hai un parente in America, prova a chiederglielo.

Se dici Sicilia ad un Europeo o ad uno Statunitense, ti risponde subito in uno di questi due modi:

  1. “Ah, bella Sicilia, Ci sono stato in vacanza”
  2. “Ah, padrino, Don Corleone, Mafia”.

Non ci sono alternative, purtroppo.

Quanti investitori al Mondo sarebbero disposti ad investire in una Startup con sede in Sicilia? Pochi, molto pochi, a causa dei pregiudizi che sopravvivono da decenni, e duri a morire.

Sono invece diverse le aziende che vogliono investire in prodotti locali e vini, come la “Firma Holding Corporation”, ad esempio.

Lo stesso Parodi, nell’intervista prima menzionata, ammette:

“Ma certo essere così italiani e siciliani fino all’ultimo non ci ha aiutato al cento per cento”

Mosaicoon è stato pompato ad arte dalla politica locale e dai media come esempio di rinascita di una terra disagiata.

Se è riuscito a resistere per 8 anni, è solo grazie alle PR, alle pubbliche relazioni, scatenate da Politici e interessati vari, per attrarre attenzione sulla nuova Silicon Valley siciliana, e portare acqua (voti) ai loro mulini.

Ma quando finisce il pompaggio mediatico, quando il vento spazza via il fumo dei giornali, quando l’azienda impatta sul mercato, ciò che resta è solo l’azienda.

E questa azienda non poteva dare nulla di concreto al mercato, perché non aveva un’identità di mercato.

Mosaicoon è solo l’ennesima storia all’Italiana, sulla falsa riga di Matteo Achilli, fondatore di Egomnia (già il nome del progetto Egomnia dovrebbe mettere in guardia, ma ne parleremo prima o poi in un altro articolo).

Sogni belli sulla carta, ma privi di un reale mercato.

Un prodotto ad uso e consumo esclusivo di TV, riviste e Politica Italiana, ma non certo delle aziende che dovrebbero essere suoi clienti, o del mercato.

D’altronde, conoscete un solo politico che abbia usato Mosaicoon per pubblicizzarsi?

Al suo Fondatore, e a tutto lo Staff, va comunque il grandissimo merito di averci provato, per ben 8 anni, senza mai mollare. Di averci creduto fino in fondo.

Ci hanno creduto fino in fondo, tanto da cercare di rimediare fino agli ultimi mesi di vita, assumendo nuove figure di vertice che li aiutassero a riportare a galla l’azienda.

E questo gli fa onore. E nessuno potrà mai toglier loro questo merito.

Ma se non trovi il tuo posto nel mercato, se non trovi una tua identità, nulla avrà effetto reale. Il mercato non guarda in faccia nessuno. E’ spietato, non ha rispetto per i sogni, e a decidere è solo chi apre il portafogli, ovvero il cliente finale.

Dare la colpa a Google, Facebook, Apple, Amazon e Microsoft è solo la tipica abitudine di scaricare le colpe sugli altri per non ammettere le proprie.

[immagine di copertina tratta dal sito www.Lago.it]

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50 Comments

  1. Condivido alcuni punti, ma sono in disaccordo su altri. Il paragone con altri brand “riconoscibili” ad esempio, non regge in quanto i brand citati offrono prodotti tangibili e rivolti al consumatore finale e quindi al grande pubblico fatto di milioni di consumatori, mentre a Mosaicoon sarebbero bastate un massimo di 100/150 aziende clienti.
    Nel pezzo un’altra inesattezza, peraltro poco rilevante nell’economia generale: l’azienda non era a Mondello ma ad Isola delle Femmine, un Comune a circa quindici chilometri da Palermo.
    Per il resto trovo molte delle considerazioni abbastanza condivisibili, soprattutto quelle riguardanti i “numeri”. Saluti

    • Ciao, correggo, Mondello è un lapsus.

      Per quanto riguarda il prodotto, pensa a YouTube. YouTube non è forse sinonimo di video? Google non è forse sinonimo di motore di ricerca?

      Mosaicoon poteva essere sinonimo di “video pubblicitari”. Con o senza piattaforma.

    • In realtà l’azienda è stata fondata a Mondello, salvo trasferirsi ad Isola delle Femmine tre anni fa in luogo dello Showroom di un ex mobilificio.

    • Grazie per il commento. Ho corretto quella parte perchè in effetti risultava poco chiara. Per “costruire” intendevo “realizzare” il complesso aziendale. Costo: 300.000 euro l’anno. Senza contare gli investimenti per le altre sedi.

  2. L’errore nell’ultimo punto, genera un errore anche nel quinto.
    Se pensi che a Isola delle femmine, un dipendente part-time riesca a prendere minimo 1700€ al mese, non puoi che arrivare a conclusioni sbagliate (almeno dal lato economico).
    Pensa nell’ambito digitale quanto possa cambiare assumere a Londra, piuttosto che a Isola delle femmine. (Il discorso dello stereotipo è fuorviante perché potrebbe essere applicato su ogni azienda siciliana, e la conclusione sarebbe “chiudiamo tutto”).

    Io penso che il problema vero è proprio stia nel fatto che la chiami Agenzia di Merketing. Cosa che anche loro stessi hanno fatto. Ma di fatto non lo è mai stata.
    Mosaicoon è una piattaforma. Chiunque abbia mai lavorato nel ambito digitale conoscerà altre piattaforme come Shutterstock. Il loro scopo non è fare clienti, ma diffondersi nell’uso quotidiano. Rendere “dipendente” chiunque abbia bisogno di materiale multimediale, dai propri prodotti, ampliare il più possibile la propria comunità e far crescere sempre di più i contributori. Un lavoro di questo tipo, su fa sul web, non a Singapore.

    • Grazie per il commento.

      La piattaforma è stata lanciata solo nel 2014. Prima Mosaicoon lavorava solo come web agency. Poi, come scritto nell’articolo, ha cambiato modello di business, e ha puntato a diventare una Tech Company, focalizzandosi sulla piattaforma video lanciata l’anno prima.

      Il lapsus di Mondello è dovuto al fatto che la primissima sede di Mosaicoon, si trovava appunto a Mondello.

      Il costo per dipendente in effetti è spiegato male, e provvedo a correggere, ma se hai avuto almeno un dipendente in azienda, sai che oltre ai costi diretti, esistono anche costi indiretti legati all’avere dipendenti.

      Si stima che un dipendente a tempo indeterminato full time costi in media 2338 euro al mese. Per essere produttivo, dovrebbe produrre almeno 4500 euro di fatturato.

      Un dipendente part-time costa meno, ma comunque costa. Idem un co.co.co.

      E questo solo per l’Italia. In altri Paesi, sussistono contatti diversi, quindi i costi variano, e anche di molto. In media, con 1700 euro di resa per dipendente, un’azienda in Italia chiude entro i primi anni.

  3. Questo articolo è pessimo, trovo dannosamente semplicistico elencare errori quando qualcuno fallisce facendo paragone con brand storici, di fama mondiale e che hanno un assetto radicato dalla metà del secolo scorso.
    Sicuramente avranno fatto errori ma quelli da te elencati sono talmente elementari che non avrebbero nemmeno potuto inziare.
    Secondo le direttive, a mio parere, didattiche (da corsi di web marketing) che hai elencato sarebbe impossibile innovare, invece l’innovazione viene fuori quando si tenta di andare oltre gli schemi conosciuti rischiando di sbagliare. E’ proprio questa la manovra assolutamente non facile che spesso pone di fronte al bivio successo estremo o fallimento, poi ci vuole anche un po’ di fortuna.
    In ogni caso per comprendere le ragioni di un fallimento bisognerebbe avere molte più informazioni sui processi interni gestionali di azuinda che hanno portato al collasso, non certo le capacità incisive di uno slogan.

  4. un articolo bello,secondo me con tutte queste parole in inglese si sono confusi su cosa fare

  5. La sede precedentemente era un negozio di mobili non una concessionaria.

    Gli Americani conoscono la Sicilia…. forse di riflesso conoscono l’Italia!

    Davvero è un posto come un altro? Senza i film di Mafia sarebbe sconosciuta al pari della Sardegna?
    Forse nella percezione di chi non conosce la Sicilia e non conosce la sua Storia….ma fortunatamente l’ignoranza è comune, ma non un bene comune!

    La Sicilia attraversata da 5 metanodotti, 2 Elettrodotti, ha 3 poli petrolchimici, di cui uno (priolo), più grande d’Europa… il Muos e 61 basi militari americane, di cui una ( Sigonella ) la più grande fuori dagli Stati Uniti, con testate nucleari.
    Questa è una colonia. Che fa comodo all’America e a quell’espressione geografica con poco più di 100 anni di Storia chiamata Italia …contro i millenni di Storia Siciliana!

    L’errore americano o calcolo voluto fu consentire di mantenerla italiana per disporne!
    Gli Italiani e molti Siciliani sconoscono il valore geopolitico, strategico ed energetico e logistico della Siciliani ….,Gli Americani lo conoscono bene!

  6. Ad alcune considerazioni ero arrivata anche io, quando andai a visitarla. Mi proposero dei video ma rifiutai perché avevo solo un’idea in quel momento. Pensavo che non avrei risolto chissà quale mia esigenza fondamentale e avrei buttato soldi solo per fare la figa. Avrei preferito uno storytelling ma non si occupavano di quello e quando parlavano di viralità, io stessa mi domandavo ” ma come fanno a sapere le regole per rendere un video virale?”
    Ad ogni modo, complimenti,articolo ben scritto. Ammetto che mi dispiace sempre quando una realtà siciliana fallisce, a prescindere dagli sbagli che si possono commettere.

  7. Sono 4 anni che google organizza le vacanze estive in Sicilia per tutti i suoi amici e finanziatori più facoltosi ci sarà un perchè dopo 4 anni continuano a scegliere la sicilia per le vacanze e non per investimenti tech 🙂

  8. A parte le imprecisioni (poi corrette -sic!-) ed un po’ di cliché, non condivido assolutamente questo tono astioso nei confronti di una realtà che ha comunque cercato di fare impresa in un contesto difficilissimo (che non è quello siciliano, ma il mondo delle start-up italiane). Soprattutto se viene da chi è così impreciso nel riportare i fatti.

    • Grazie per il tuo commento. Ma le imprecisioni erano solo a livello lessicale, non certo di contenuti. Se poi “Mondello” anziché “Isola delle Femmine” stravolge il discorso, allora ti chiedo scusa. 7 chilometri di differenza per un’azienda con 7 sedi internazionali credo non possa influire più di tanto nell’analisi dei fatti.

  9. Articolo interessante, ovviamente è una analisi personale e va presa come tale! Sarebbe stato più avvincente un articolo scritto 4, 5 anni fa dal titolo “ecco perché Mosaicoon rischia di fallire tra 4,5 anni”…allora tanto di cappello 😉 eheehe … perché così a cose fatte è anche semplice fare il punto della situazione .. un po’ come dire “ti spiego perché il Brasile è fuori dal mondiale” 😉 comunque ho trovato molto interessante tutto quanto e sicuramente riflettero’ anche io su come poter mandar avanti la mia azienda e farla crescere, una scuola di cinema, che dura e (r)esiste da quasi dieci anni a Palermo!

  10. Articolo interessante e condivisibile in diversi punti. Tanto che lo si potrebbe applicare al 95% delle startup digitali italiane senza grosse modifiche… Però non mancano una serie di banalità superficiali e gratuite. Tipo che in Sicilia non si possa fare tecnologia avanzata o innovazione semplicemente perchè non è un territorio conosciuto per questo, perchè gli investitori avrebbero qualche riserva ad investire (come se la loro valutazione si fermasse a pregiudizi geografici) o perchè non è in posizione sufficientemente centrale per fare bene marketing. Tecnologia e innovazione di altissimo livello si possono fare perfino in un garage, poi per affacciarsi sui mercati internazionali è sempre opportuno avere sedi periferiche, e questo vale tanto per Isola delle Femmine quanto per qualunque sperduto paesino della Val D’Aosta o della Lombardia. Non bisogna confondere il “come” si va sul mercato con il “con cosa” si va sul mercato. Niente di strano, anzi è abbastanza comune perfino per aziende grosse, avere l’headquarter (dove si fa R&D core) in una località sperduta e sedi commerciali in luoghi più vicini ai mercati finali. A conferma di questo, in Sicilia esistono aziende tecnologiche di altissimo livello, e funzionano talmente bene che non hanno affatto bisogno di cercare visibilità (se non nei propri settori di mercato). Quella di Mosaicoon è soltanto una storia, peraltro finita male, ma non è ne l’unica interessante ne la più rappresentativa.

  11. Splendido articolo? auhsauhsaushauhsaus
    Si se vogliamo fare informazione di regime dedita a screditare una delle più belle isole del mondo.
    Si se vogliamo continuare a dare la solita figura del siciliano brutto, cattivo, sporco e mafioso.
    E si, la Sicilia è rinomata per il suo mare e per il Padrino Don Vito Corleone.
    In Sicilia solo persone di serie Z.
    Ettore Majorana era Tedesco
    Pirandello Austriaco
    Bellini Francese
    Antonello da Messina ( nonostante il cognome siculo ) Slavo
    Pitagora Greco
    Sciascia EXTRATERRESTRE

    Forse chi ha scritto questo articolo non conosce bene la mia isola. Forse non sa che:
    esiste Etna Valley da anni una realtà informatica stimata e rinomata in tutto il mondo.
    Lo vada a dire ad un ingegnere di Mirabella Imbaccari, che ha lasciato un lavoro favoloso in Cina, per aprire una software house proprio in casa sua, la stessa software house ha rivoluzionato giacenza, magazzino e scorte di parecchi discount oltre oceano!
    E’ facile sputare merda sulla Sicilia, del resto lo fanno e lo fate da oltre 150 anni! 😉

    • Ho vissuto in Sicilia per 35 anni. Ma grazie per il tuo commento. Non capisco cosa ci sia di “discreditante” dire che per sfuggire allo stereotipo della mafia bisognerebbe puntare sul turismo, per cui abbiamo già un’identità internazionale, anziché sulla tecnologia, cosa su cui non siamo preparati.

      L’Etna Valley è un altro progetto di belle speranze, che riceve tante attenzioni mediatiche ma pochissimo, REALE, supporto. Tant’è che molte aziende lì presenti hanno già fatto ricorso alla cassa-integrazione. E anche lì, mancano infrastrutture essenziali come strade, illuminazione, controlli di sicurezza, collegamenti con il resto della Sicilia. E’ una cattedrale nel deserto, più utile alla Politica che al settore industriale.

      • Glielo spiego subito!
        Innanzitutto con ricordarLe le centinaia di miglia di giovani laureati che in Sicilia non avendo sbocco sono costretti ad emigrare.
        Persone, menti, che da immigrati si vedono riconoscimenti in altri paesi, arricchendo il patrimonio socio-cultura da altre parti.
        Sono innumerevoli gli articoli che potrei postarle.
        Secondariamente, oltre alla genialità del siciliano, anche essa rinomata in tutto il mondo, lei dimentica dai comparti che sono vanto dell’ isola sin dai tempi della dominazione romana.
        Dire che la Sicilia è buona solo per il turismo è la stessa cosa di dire che in Sicilia le persone che la abitano non valgono nulla.
        Il turismo deve essere una colonna portante dell’ isola, su questo non ci piove!
        Così come il ns comparto agro-alimentare, che produce eccellenze rinomatissime in tutto il mondo.
        Poi lei parla di cassa-integrazione, beh … stendiamo un velo pietoso su questo, anzi no!
        Premessa
        Lei sa che la ns è una regione a statuto speciale? Sa che le tasse dovrebbero rimanere in Sicilia per intero?
        Se si, sa anche che ogni anno roma ruba alle casse della Regione Siciliana decine di miliardi di euro? Le ricordo che si pagano le tasse per avere servizi, essendo le stesse fagocitate da uno stato vampiro, come vorrebbe dare supporto alle aziende che subiscono una pressione fiscale superiore al 70%?
        Lei sa, che per l’ art. 38, l’ italia dovrebbe versare soldi proprio per le infrastrutture che mancano in Sicilia? Infrastrutture che mancano per rendere l’ isola difficilmente attraversabile. Perchè lo chieda agli americani, visto che in barba al trattato di pace di Parigi, hanno fatto di casa mia la capitale mondiale dei droni, ed una polveriera!
        Lei fa riferimento alla mancanza di strade, si vede che di tattica militare conosce ben poco. Un luogo altamente militarizzato deve essere difficilmente percorribile e le poche strade che ci sono devono essere facilmente controllabili, proprio per rendere difficile una possibile rappresaglia.
        Inoltre, visto che lei dice che la Sicilia dovrebbe impiegarsi solo per il turismo, mi spiega come un turista possa trovare piacevole visitare la Sicilia se per fare 300 Km impiega 4 ore, visto che non esistono le succitate strade, autostrade, etc etc.?
        Volete solo perpetrare lo scempio fatto e continuato dal 1860 ad oggi, ovvero, renderci schiavi per tutto quello che riguarda la produzione.
        Proprio in questo modo il nord itaglia si è arricchito, spogliando il sud di tutti i comparti produttivi e rendendolo dipendente dal nord.
        E no caro Signore, così non va bene, sempre più siciliani si stanno riavvicinando agli ideali di indipendenza.
        E per essere indipendenti, ciò significa che dobbiamo riprendere a produrre a 360 gradi.
        Ma la Sicilia deve produrre veleni, infatti raffiniamo oltre il 40% della benzina italiana, stuprando le più belle coste siciliane – mi chiedo come si possono fare il bagno, quando una nota compagnia di bonifica scandinava disse: se draghiamo la baia siracusana il mercurio arriva fino a marte, unica soluzione cementificare il fondale -, estraiamo il 30% del petrolio necessario al territorio nazionale, produciamo il 30% di energia elettrica necessaria al fabbisogno nazionale ( non solo non ci viene pagata, inoltre un contratto per utenza domestica costa il doppio qui, rispetto al nord ).
        Noi dobbiamo produrre solo quanto conviene allo stato italiano, siamo dei limoni da spremere.
        No caro signore a me non piace questo articolo, fa passare la Sicilia ed i siciliani come una terra di nessun valore aggiunto, se non per la sua incontestabile bellezza.
        Non voglio rubare altro spazio, non perchè non ho argomentazioni, se pensa questo si sbaglia alla grande, lo faccio solo per onestà intellettuale. Ma se le sembra poco esaustivo quanto ho scritto, posso sempre rimediare! 😉

        • Adesso capisco perchè il MISE non ha accettato la mia richiesta di finanziamento per fare in Sicilia il primo centro di prototipazione rapida da Roma in giù!
          Dovevo puntare sul turismo, solo che i finanziamenti era per le HI-TEC! 🙁

          • Il fatto che il MISE conceda o meno finanziamenti non dipende dalla validità del prodotto/servizio, ma da valutazioni di massima, tecniche, economiche e “politiche”, che poi sarà il mercato a confermare o meno. Non a caso il 90% delle Startup finanziate dagli enti pubblici fallisce comunque. Anche in USA, patria delle Startup ad alta innovazione tecnologica. Come scritto, lo stesso Forbes indica come una delle 20 cause, la “location” errata.

          • Sergio, è lo stesso Parodi a dirlo all’AGI in questa intervista:
            “Ma certo essere così italiani e siciliani fino all’ultimo non ci ha aiutato al cento per cento”
            e
            “Chiudiamo perché abbiamo provato a fare un aumento di capitale per crescere e non ci hanno dato fiducia.”

        • Ma io condivido ciò che dici, assolutamente. Solo che sono cose che agli investitori non interessano, quando devono scegliere a chi dare fiducia e denaro. Perché nessun investitore o politico Siciliano ci ha messo soldi di suo per sostenerli?

  12. Anche io ho lavorato per una start up siciliana, e ho ravveduto molti degli errori che hai riportato in questo articolo.

    Credo però che:
    A) sia sbagliato confrontare la riconoscibilità di un marchio che non ha nemmeno 10 anni e lavora nel b2b con quello di multinazionali con decenni e decenni di vita.
    B) ridurre la Sicilia a questo stereotipo o come posto dove semplicemente andare in vacanza. Sebbene creda fortemente nel potenziale turistico della mia isola, sono anche convinto che si possa fare impresa d’altro tipo, specie nel mercato del digitale.

    Per il resto, ti ringrazio per questo articolo

    • Ciao, è vero che un marchio può impiegare decenni a svilupparsi. Ma qui parliamo di una piattaforma che aveva i capitali, e che aveva le PR dei giornali. Tanto da aver convinto anche grossi Brand ad “assumerli”. Le occasioni ci sono state.
      Per quanto riguarda la Sicilia, non ho detto che siamo conosciuti SOLO come terra di mafia. Ma la percezione più comune è località turistica con buon cibo, O come terra di criminalità. Non certo come terra di sviluppo Hi-Tec.

      Trovo più assurdo intestardirsi sulla tecnologia, anziché su cibo e turismo, quando abbiamo una ferrovia tra le più arretrate d’Italia, e le autostrade sono quasi del tutto inesistenti.

      I turisti già vengono per cibo, vino e vacanze. Sarebbe più saggio potenziare questo aspetto.

  13. Mosaicon probabilmente senza volerlo si era creata una identità di brand: Sicilia un luogo dove oltre le vacanze fai innovazione.
    Un bomba: stai in posto da urlo e fai un lavoro figo.
    Ci sono tanti esempi dove la location ha un ruolo importante per il business che tratti.
    Il centro stile di BMW ha una sede su lago di Como. La PIXAR ha degli ambienti di lavoro che tutto sembrano tranne che un ufficio.
    Quindi questo concetto luogo di vacanza-lavoro va stressato , e i nuovi trend vanno in questa direzione . Mega yacht trasformati in lussuosi uffici Mobili.
    Non conosco la realtà aziendale di Mosaicon probabilmente errori sono stati commessi, ma l’analisi che fai mi sembra un po datata. L’analisi va sicuramente aggiornata con parametri nuovi ancora inesplorati. Ad esempio il concetto di ‘ virale’ – che poi non è altro che un meccanismo di marketing che utilizza un nuovo veicolo di comunicazione, il video . Dissento dalla visione del brand Sicilia, coppola e lupara, ormai superati e archiviat. Comunque articolo interessante ma non è sicuramente la sentenza definitiva su Mosaicon. Ho l’impressione che avremo delle sorprese su Mosaicon.

  14. Ma almeno quando parli di plavid sai come funzionava?
    Sai che il cliente paga un tot di visualizzazioni, e in base a questo il video aveva una determinata diffusione?
    Sai quanti debiti aveva YouTube prima di vendere e la coca cola https://www.google.it/amp/www.ansa.it/amp/sito/notizie/economia/2018/02/16/coca-cola-rosso-da-275-mld-dollari_1dc55524-04a0-412a-837e-68b42ef9a948.html
    E ci sarebbe ancora tanto di cui parlare ma io non ho voglia di visibilità sfruttando il lavoro di altri
    L articolo postumo è facilissimo

  15. Le argomentazioni sulla location sono inaccettabili sotto qualsiasi punto di vista: economico, strategico, etico.

  16. Andrea, attendevo un articolo decente su Mosaicoon, ed effettivamente questo racconta più o meno tutti i miei dubbi su quell’azienda, insediata vicino quella cittadina che due anni fa era casa mia.
    L’unica cosa che non condivido è il punto in cui parla degli stereotipi della nostra terra, reali per carità, ma che fanno a botte con il polo tecnologico di Catania dove ci sono realtà come ST e Finmeccanica, presente tra l’altro anche a Palermo (v. Via Guadagna) oltre ad altre realtà locali ed affermate (Noovle, Olomedia, Arancia ICT)
    Tornando a Mosaicoon, in tempi non sospetti io la definì una bolla di sapone, ed effettivamente è scoppiata.
    Mi dispiace tanto, soprattutto per chi ci ha creduto.

    • Ciao, come scritto in risposta ad un altro commento: L’Etna Valley è un altro progetto di belle speranze, che riceve tante attenzioni mediatiche ma pochissimo, REALE, supporto. Tant’è che molte aziende lì presenti hanno già fatto ricorso alla cassa-integrazione. E anche lì, mancano infrastrutture essenziali come strade, illuminazione, controlli di sicurezza, collegamenti con il resto della Sicilia. E’ una cattedrale nel deserto, più utile alla Politica che al settore industriale.

  17. Buongiorno a tutti, condivido in parte le motivazioni di quest’articolo tranne quella dello stereotipo siciliano.
    In ogni caso volevo contribuire alle ragioni del fallimento di quest’azienda con una mia piccola esperienza. Quando ero in procinto di laurearmi alla triennale in economia a Palermo volevo fare una tesi sui sistemi di pianificazione e controllo strategico delle aziende che operano nel digitale.
    Così ho chiesto a Mosaicoon se era possibile fare qualche domanda a chi si occupava del controllo di gestione in azienda e mi è stato risposto con poche spiegazioni “noi non facciamo controllo di gestione”.
    Non so se era un modo di liberarsi di una studentessa che doveva scrivere la tesi o se semplicemente era la pura veritá. Chi ha studiato Economia sa quanto è importante fare controllo sia strategico che operativo per implementare opportune e mirate azioni di miglioramento. Il fatto che loro non lo facessero o semplicemente non erano disponibili a condividerlo , per me la dice lunga.
    Detto questo spero che tutte le valide persone che ci lavoravano trovino un’alternativa quanto prima.

  18. Per quanto possa condividere le tue conclusioni, le motivazioni che dai sono abbastanza campate in aria. Le marche di cui parli si riferiscono a un mercato consumer, prova a fare lo stesso numero di esempi con brand che parlano ad altre aziende e che operano in ambito business-to-business, noterai magicamente che la massa non ne è a conoscenza.

    • Io non parlo di massa come consumer, ma di massa come azienda. Se per B2B consideriamo tutte le aziende che guadagnano principalmente dalla vendita alle aziende che al privato, troviamo come esempi:

      Salesforce, Cisco, Hubspot, Cerved, Qualcomm, Zendesk, Wildix, Infusionsoft, Accenture, Dropbox, Dun & Bradstreet, Hootsuite, Marketo, Lynda, SAS Institute, Square, Workiva.

  19. La parte sulla stereotipia sicilana è a dir poco odiosa. Posizionamento secondo la sua analisi: mafia, lupara, cannoli e spiaggia.
    Non discuto l’analisi, condivisibile in molti punti.
    S’abbinirica.

  20. Caro Manuele scrivi bene e ti lasci leggere. Invece per dare un voto all’ articolo sarei curioso di sapere quante aziende hai lanciato portandole al successo o alla chiusura. Se sei sotto 3 puoi averci azzeccato in alcuni punti e in altri sei lontano chilometri.
    Penso che i punti indicati sono corretti, ma aggiungo: possibile che tra 100 uomini assunti nessuno abbia suggerito quanto da te indicato ? Se così fosse, allora dovresti elencare un problema più grande nell’ errata scelta di uomini. Concludo invitandoti ad esaltare la scelta del founder Parodi perché solo quando avremo imparato a rialzarci con disinvoltura e non parleremo più del fallimento come un marchio della vergogna che si creeranno le condizioni per grandi imprese globali. Anche in Sicilia. O nei Sud del mondo.

    • Ciao Roberto, qualche esperienza l’ho fatta anch’io, anche con aziende che seguo tuttora. Come puoi notare, in nessun punto dell’articolo si è parlato di vergogna o biasimo. Ugo Parodi ha comunque fatto un grande lavoro, e non a caso alla fine dell’articolo lo invito a riprovarci. Siamo tutti passati da fallimenti ed errori. Lui stesso ha ammesso di aver fatto miliardi di errori, ed io ho cercato di riassumere i più evidenti.

  21. In merito ai video, definiti troppo generici o precotti: credo che l’idea di base di Mosaicoon, e a mio avviso molto interessante, fosse quella di venire in contro alle esigenze di molte realtà aziendali medio grandi, in termini di abbattimento dei costi e, soprattutto, accorciamento delle tempistiche nel realizzare una campagna video. Un modello di business, a mio modesto avviso, molto interessante che non ha funzionato per tante altre ragioni che hai anche ben illustrato.

    In ogni caso, come già detto da altri, resta facile giudicare a posteriori un fallimento. E gli errori li fanno anche i migliori.. Vedi una multinazionale come Nokia, tanto per rimanere sul filone delle citazioni fighe dal Kotler😁

    Auguro ai dipendenti di Mosaicoon di rinserirsi al più presto in nuovi progetti innovativi

Perché Cristiano Ronaldo non è solo un giocatore (e perché non dovresti esserlo nemmeno tu)